L’Idea

Un impegno per Bologna: difesa e sviluppo della cultura

 Mio padre, classe ’42, è nato in un paese prevalentemente contadino del mio bellissimo Sud, che prima dei bombardamenti alleati del ’43 contava 40.000 abitanti… poi solo 20.000. La sua famiglia, dopo aver perso tutto sotto le bombe anglo-americane, che in due giorni cancellarono mille anni di storia, non riusciva più a mettere insieme il pranzo con la cena, a seconda dei giorni nemmeno uno dei due. Di vestiti ed altro nemmeno a parlarne. Papà capì sin da bambino che per tirarsi fuori dalla miseria nera bisognava investire nella conoscenza, nel sapere e quindi nella scuola… nella cultura. In quegli anni c’era il problema, che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare, di mangiare per sopravvivere… per questo andava a vendere il latte prima di entrare a scuola, andava a studiare a casa di amici dove poteva rimediare uno spuntino pomeridiano e con l’arte di arrangiarsi arrivò alla maggiore età con un curriculum scolastico che gli permise di iniziare a lavorare per le Ferrovie dello Stato e contestualmente terminare gli studi universitari in ingegneria. Oggi è un libero professionista, con tre figli liberi professionisti. Non è ricco, ma non ha il problema di arrivare a fine mese. Confrontando le sue pochissime foto dell’epoca – dal quale emergeva un contesto socio-economico al confronto del quale il più squallido dei campi Rom odierni sembra un albergo a cinque stelle – con quelle attuali, traggo la seguente considerazione: la cultura, nelle sue molteplici forme (conoscenza, sapere, libertà di pensiero, creatività) è la condizione necessaria per il benessere individuale e per quello di una comunità, per il progresso, per il miglioramento della qualità della vita, per la bellezza della vita stessa. Credo di poter affermare, senza possibilità di smentita, che non esiste la possibilità di un mondo civile, degno di essere vissuto, al di fuori della cultura.

Nell’86 scelsi Bologna “la dotta” per i miei studi universitari perché questa straordinaria città ha impressa nella sua storia l’idea di cultura come fattore ineliminabile per il benessere economico e sociale di una comunità.
Bologna ha l’Università più antica del mondo e importanti istituzioni culturali che hanno accolto i più grandi artisti. Un esempio su tutti: l’Accademia Filarmonica ospitò Mozart. Ma l’eccellenza non è per sempre, non si rigenera per via genetica, bisogna difenderla e coltivarla. Credo che la Bologna di oggi sia molto diversa da quella che mi accolse a metà degli anni Ottanta. Sta dando segnali inquietanti di degrado urbano e culturale, perché il degrado urbano è degrado culturale. E’ arrivato il momento di iniziare una lotta dura per affermare un principio: la cultura è la linea di confine tra la barbarie e la civiltà. La cultura è ricchezza, benessere, economia di un popolo. Bisogna tornare ad amare e custodire i luoghi della cultura (le scuole, i teatri, i musei, le biblioteche, i cinema e tutti quei circoli e associazioni dove si mette in pratica il fondamentale confronto tra le idee) perché solo facendo questo proteggeremo la nostra città dal degrado morale ed economico, solo attraverso questo potremo riscattarci.
Difendere la cultura e investire nella cultura. Questo è il mio fermo e determinato impegno per Bologna.

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